E’ ormai alle porte il referendum comunale consultivo del prossimo 3 giugno che ha per oggetto la proposta dei Radicali di mettere a gara i servizi di trasporto pubblico oggi svolti dall'Atac; sostenuta dal giudizio negativo sulla stessa Atac, per i risultati catastrofici della sua gestione e per le responsabilità del "pubblico" (dai dirigenti incapaci ai lavoratori neghittosi al Comune assente, alla corruzione) nell'averli determinati.
Se così fosse, l'esito del referendum sarebbe scontato. Perché, con tutte le qualificazioni possibili ( e ce ne sono tante), il bilancio che abbiamo di fronte è indifendibile. Ma non è così. Perché oggetto fondamentale del Referendum non è il passato dell'Atac ma il presente e il futuro del trasporto pubblico a Roma.

Da questo punto di vista, votare NO è, insieme, una garanzia e un impegno. La garanzia di poter rivendicare il cambiamento profondo del servizio, nella sua gestione e nella definizione e verifica degli indirizzi, programmi e controlli che competono al Comune  e alla cittadinanza romana. Ciò che resta possibile se sarà respinta la proposta radicale che pretende migliorare l’attuale situazione con il semplice passaggio della proprietà, da pubblica a privata, nella presunzione tutta ideologica che privato sia meglio. Va rovesciata sui sostenitori della privatizzazione quella dimensione corporativa e angustamente conservatrice in cui vorrebbero ridurci.

Il NO è l'impegno a ricostruire il ruolo del trasporto pubblico, oggi negato, puntando a creare le condizioni perché diventi di nuovo "servizio per tutti". Tra queste la modifica della struttura aziendale Atac, ora una società per azioni che indipendentemente dall’unico azionista pubblico si muove con le regole delle altre Spa private, nonché delle politiche della mobilità comunali e regionali che hanno concorso a determinare l’enorme diffusione delle auto e la dispersione urbana con gli impressionanti fenomeni di congestione e di inquinamento, con la necessità dell’uso di mezzi privati per l’assoluta impossibilità di muoversi altrimenti.

I motivi del No al referendum sulla “concorrenza/privatizzazione” del trasporto pubblico romano promosso dai Radicali Italiani

di Paolo Berdini

Il 3 giugno si svolgerà il referendum sui quesiti promossi dai Radicali Italiani e condiviso da alcuni esponenti del PD. E’ un bene per la democrazia che opinioni differenti si confrontino sul futuro dell’azienda pubblica di trasporto. A patto che si parta dalla realtà e non si tenti in ogni modo di nasconderla.

Il primo quesito proposto ai cittadini romani è il seguente:
“Volete voi che, a decorrere dal 3 dicembre 2019, Roma Capitale affidi tutti i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e su rotaia mediante gare pubbliche, anche a una pluralità di gestori e garantendo forme di concorrenza comparativa, prevedendo clausole sociali per la salvaguardia e la ricollocazione dei lavoratori nella fase di ristrutturazione del servizio?“

Si chiede insomma di avviare una fase di concorrenza nel servizio di trasporto come se non esistesse già da 18 una esperienza fallimentare, le linee TPL, su cui sarebbe invece doveroso fare chiarezza.

di Alberto Benzoni pubblicato il 25 aprile 2018 su alganews.it

Stiamo parlando dello stadio della Roma; affidato alle buone cure del duo Pallotta/Parnasi, situato allo sprofondo di una zona inidonea quanto semidegradata; e per la cui realizzazione, allo stato incerta, si spenderà un fiume di danaro pubblico.
Stiamo parlando di Villa Borghese, alla vigilia di una concessione pluriennale ai maghi della Fise e del Coni, con annessi sponsor di ogni ordine e grado, che sottrarrà all’uso del popolo romano e per un periodo indefinito, buona parte degli spazi esistenti..
Stiamo parlando del referendum radicale, teso a “liberalizzare”, aprendolo alla concorrenza, il servizio pubblico, leggi a privatizzarlo.
Stiamo parlando degli argomenti usati a sostegno di questi tre progetti: il Comune non è stato in grado di proporre un proprio progetto per la costruzione dello stadio e allora…; Villa Borghese è, oggi, in una condizione di degrado crescente ( esemplificata dalla condizione in cui si trova l’area del galoppatoio) e allora…; l’Atac così com’è, non è in grado di svolgere il proprio ruolo, sino ad essere indifendibile, e allora…

Associazione per i diritti dei pedoni di Roma e del Lazio
Incontro sul tema: “Roma asfissiata: come curarla”
Sala della Commissione Europea, Via IV Novembre 149, Roma, martedi 26 marzo 2002,ore 17
Il collasso dell’ecosistema Roma di Giorgio Nebbia - Professore emerito, Università di Bari

Una delle leggi fondamentali dell’ecologia spiega che in un territorio, di dimensioni non infinite — in un pascolo, per esempio, o in un lago — possono vivere, trarre nutrimento, riprodursi, smaltire i propri escrementi degli esseri viventi, degli animali, in un numero anche grande, ma non illimitato.

Quando il numero degli animali è abbastanza basso, essi possono vivere bene, trarre nutrimento sufficiente e l’aria, le acque, il suolo del territorio non hanno difficoltà ad assorbire e assimilare le scorie; quando la popolazione degli animali aumenta, il cibo comincia a scarseggiare, la capacità di assimilazione degli escrementi diminuisce e dopo poco la popolazione non cresce più, raggiunge un limite. Gli ecologi valutano la massima quantità di animali che un territorio può ospitare con un numero che si chiama capacità portante, o carrying capacity, del territorio stesso.