23 maggio ore 17,30 DIRETTA STREAMING

partecipano: Enrico Stefàno - Presidente Commissione Mobilità Roma Capitale
Walter Tocci ex senatore PD
Paolo Berdini - Presidente Atac Bene Comune
Riccardo Magi - Radicali Italiani Comitato promotore referendum
Vittorio Sartogo - CALMA Coordinamento Associazioni Lazio Mobilità Alternativa

E’ ormai alle porte il referendum comunale consultivo del prossimo 3 giugno che ha per oggetto la proposta dei Radicali di mettere a gara i servizi di trasporto pubblico oggi svolti dall'Atac; sostenuta dal giudizio negativo sulla stessa Atac, per i risultati catastrofici della sua gestione e per le responsabilità del "pubblico" (dai dirigenti incapaci ai lavoratori neghittosi al Comune assente, alla corruzione) nell'averli determinati.
Se così fosse, l'esito del referendum sarebbe scontato. Perché, con tutte le qualificazioni possibili ( e ce ne sono tante), il bilancio che abbiamo di fronte è indifendibile. Ma non è così. Perché oggetto fondamentale del Referendum non è il passato dell'Atac ma il presente e il futuro del trasporto pubblico a Roma.

Da questo punto di vista, votare NO è, insieme, una garanzia e un impegno. La garanzia di poter rivendicare il cambiamento profondo del servizio, nella sua gestione e nella definizione e verifica degli indirizzi, programmi e controlli che competono al Comune  e alla cittadinanza romana. Ciò che resta possibile se sarà respinta la proposta radicale che pretende migliorare l’attuale situazione con il semplice passaggio della proprietà, da pubblica a privata, nella presunzione tutta ideologica che privato sia meglio. Va rovesciata sui sostenitori della privatizzazione quella dimensione corporativa e angustamente conservatrice in cui vorrebbero ridurci.

Il NO è l'impegno a ricostruire il ruolo del trasporto pubblico, oggi negato, puntando a creare le condizioni perché diventi di nuovo "servizio per tutti". Tra queste la modifica della struttura aziendale Atac, ora una società per azioni che indipendentemente dall’unico azionista pubblico si muove con le regole delle altre Spa private, nonché delle politiche della mobilità comunali e regionali che hanno concorso a determinare l’enorme diffusione delle auto e la dispersione urbana con gli impressionanti fenomeni di congestione e di inquinamento, con la necessità dell’uso di mezzi privati per l’assoluta impossibilità di muoversi altrimenti.

I motivi del No al referendum sulla “concorrenza/privatizzazione” del trasporto pubblico romano promosso dai Radicali Italiani

di Paolo Berdini

Il 3 giugno si svolgerà il referendum sui quesiti promossi dai Radicali Italiani e condiviso da alcuni esponenti del PD. E’ un bene per la democrazia che opinioni differenti si confrontino sul futuro dell’azienda pubblica di trasporto. A patto che si parta dalla realtà e non si tenti in ogni modo di nasconderla.

Il primo quesito proposto ai cittadini romani è il seguente:
“Volete voi che, a decorrere dal 3 dicembre 2019, Roma Capitale affidi tutti i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e su rotaia mediante gare pubbliche, anche a una pluralità di gestori e garantendo forme di concorrenza comparativa, prevedendo clausole sociali per la salvaguardia e la ricollocazione dei lavoratori nella fase di ristrutturazione del servizio?“

Si chiede insomma di avviare una fase di concorrenza nel servizio di trasporto come se non esistesse già da 18 una esperienza fallimentare, le linee TPL, su cui sarebbe invece doveroso fare chiarezza.