PGTU

Roma, 12 luglio 2016

 

Alla cortese attenzione Onorevole VIRGINIA RAGGI
SINDACA di ROMA

 

e p.c. On.le LINDA MELEO
Assessora alla Mobilità

On.le  PAOLO BERDINI
Assessore all’Urbanistica

Loro sedi

 

Oggetto: Metro C richiesta incontro

 

Anzitutto Le rivolgiamo un sincero augurio per l’impegno arduo che Le è stato assegnato dal rilevante voto dei cittadini romani. Calma (Coordinamento Associazioni del Lazio per la Mobilità Alternativa) da anni propone, insieme ad altri comitati, associazioni e studiosi, l’inversione delle attuali politiche della mobilità nel contesto di idee sull’avvenire della città e della più vasta area metropolitana (dalla quale la mobilità in gran parte dipende), per rispondere adeguatamente alle esigenze delle persone, rispettare l’ecosistema romano, tutelare il paesaggio storico. Negli anni scorsi esponenti e militanti del Movimento 5 Stelle hanno partecipato alle iniziative di Calma.

Comunicato di C.A.L.M.A. Coordinamento Associazioni Lazio Mobilità Alternativa pubblicato il 10 febbraio2016

L’apertura delle procedure di mobilità dei lavoratori, da parte della società Metro C, deriva, secondo la medesima, dalla situazione di incertezza che accompagna il presente e il futuro dell’opera. Ciò ha messo in agitazione i sindacati delle costruzioni di Cgil, Cisl e Uil che chiedono l’interventi urgente del prefetto Gabrielli. Mercoledì è previsto un incontro con il sub commissario capitolino P. Castaldi, per vedere di risolvere i vari problemi che hanno portato all’attuale situazione di stallo.

E’ il momento di prendere atto che non si può più continuare così, mettendo ogni volta una pezza a un’opera mangia soldi, sulle cui procedure indagano varie magistrature e che prosegue a spizzichi e bocconi senza più una credibile motivazione trasportistica , un definito programma di lavori e adeguati finanziamenti. Un’opera che ha già mangiato , dopo 9 Km, un finanziamento superiore di oltre 700 milioni di euro rispetto a quanto era stato previsto per l’intero percorso di 25 Km. Nemmeno le somme stanziate fino a Piazza Venezia sono spendibili, mancando tuttora la condizione rappresentata dal progetto definitivo in cui dovrebbe essere risolto il nodo problematico con l’archeologia. Difficilissima, quasi impossibile condizione. Oltre Piazza Venezia buio fitto. Buio fitto in senso proprio perché non saranno previste fermate per tutto il successivo attraversamento del centro storico.

Meraviglia che anche i sindacati si accontentino di un’occupazione fondamentalmente precaria, vista la situazione. Avranno i loro motivi ma la cosa è troppo seria per non chiedere anche a loro di puntare a un piano d’azione meno esposto a contraddizioni.. Quale sarebbe mettere subito mano a completare bene l’opera almeno fino a San Giovanni, risolvendo l’incrocio con le Ferrovie al Pigneto e con la metro A a San Giovanni. Affrontando poi il tema della riprogettazione della linea, in superficie o da San Giovanni o dal Colosseo.

Subito dunque è possibile una buona occupazione operando per realizzare quelle connessioni tra le linee che renderebbero più efficace l’attuale tratto Pantano San Giovanni : un utile passo per cominciare a mettere a sistema la rete su ferro esistente a Roma. Intanto, anche i prefetti e sub commissari di Roma potrebbero iniziare ad aprire un confronto serio con la città su ciò che va riprogettato in base a precise priorità, per alleviare la morsa soffocante della mobilità di Roma e del suo hinterland.

Lunedì 9 DICEMBRE 2013 - Roma Sala del Carroccio al Campidoglio.

Campidoglio Sala del Carroccio 9 dicembre 2013

 

Impegno per una mobilità alternativa ed efficace dell’area metropolitana romana,
frutto di un processo partecipativo aperto di decisione pubblica

 

La documentazione presentata testimonia l’insostenibilità finanziaria della prosecuzione della Metro C oltre San Giovanni sotto un duplice profilo: quello dei costi esorbitanti dell’opera, senza paragoni con quelli in uso sia in Italia che in Europa; quello della incongruità tra i costi sostenuti, e che si vanno sostenendo, e i benefici attesi. Con le stesse cifre sarebbe infatti possibile dotare la città e il suo hinterland di una rete su ferro in superficie adeguata alle trasformazioni che si sono verificate in questi anni. Tra le cause che hanno determinato l’attuale situazione vi è certamente l’assenza di chiarezza nelle informazioni, la negazione del confronto con i cittadini nonché le indecisioni con le quali si è mossa fin dall’inizio la progettazione, ritornando spesso su se stessa con modiche rilevanti.