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PGTU

Come già probabilmente sapete abbiamo la possibilità, il 4 maggio prossimo, di vederci quanti siamo per il No alla privatizzazione di Atac e del servizio di trasporto pubblico per coordinare le nostre agende e le iniziative e per sottoscrivere un comune impegno alla riforma del servizio affinché diventi realmente pubblico, per le persone e non per il profitto. Impegno non facile che tuttavia sarà possibile se vincerà il NO il 3 giugno prossimo.

L’incontro non è organizzato da qualcuno che invita qualcun altro, né dovrebbe essere il luogo nel quale ci facciamo propaganda tra di noi, bensì un momento voluto insieme avente lo scopo di sostenere le azioni che i diversi comitati o associazioni propongono o attuano, che restano nell’autonomia (nella “proprietà”) dei medesimi e, in più, di mostrare alla città che la difesa del servizio pubblico implica il cambiamento drastico dell’azienda e del Comune. Quella discontinuità da tempo invocata e mai ottenuta: anzi, al contrario da anni è calato il silenzio su proposte iniziative lotte dei territori, dei lavoratori, degli abitanti. Difesa e discontinuità della cui realizzabilità dobbiamo convincere lavoratori e abitanti.

E’ allegata una sintetica bozza di quello che potrebbe essere un Manifesto della ricostruzione del servizio di trasporto  pubblico a Roma e nella area vasta di riferimento. Appunto una bozza che richiede integrazioni, modifiche, alternative possibilmente nei giorni precedenti il 4.

Lo svolgimento dell’incontro potrebbe consistere in una breve motivazione dell’iniziativa e nelle sintetiche dichiarazioni dei partecipanti sulle loro specifiche ulteriori ragioni e, comunque, sul loro impegno. In modo da concludere l’incontro con un elenco aggiornato di Comitati e associazioni e persone, prima rete intanto di propaganda per il No e, poi, in più lunga durata sollecitatrice del cambiamento.

Documentazione:

Referendum bozza manifesto servizio pubblico

Atac Bene Comune di Paolo Berdini

Tre delitti di Alberto Benzoni

Collasso dell'ecosistema Roma di Giorgio Nebbia

 

Decide Roma - Tavola rotonda, sabato 4 novembre ore 11.00 Nuovo Cinema Palazzo - Piazza dei Sanniti Roma

Il sistema dei servizi pubblici locali della città di Roma è al centro di un importante processo di trasformazione, come conseguenza di alcuni interventi della giunta Raggi. Stiamo parlando di una parte consistente del welfare locale finanziato attraverso le casse comunali, che oltre ad assicurare alcuni servizi fondamentali, dai trasporti agli asili nido, dalla cultura alla gestione urbana, costituisce una fonte di impiego per molte lavoratrici e lavoratori che oggi sentono maggiormente a rischio il loro lavoro.


Va subito precisato che le motivazioni che spingono questa amministrazione ad intervenire in questo campo sono le stesse a cui hanno fatto riferimento le precedenti giunte di centro sinistra e la destra di Alemanno. La retorica adottata è sempre la stessa: il piano di rientro dal debito obbligherebbe il Comune a razionalizzare la spesa, con l’ipotesi di svendere o liberalizzare almeno parte dei servizi.

di Vittorio Sartogo pubblicato 11 ottobre 2017

E’ noto, senza dover qui tornare a raccontarlo, lo stato indecorosamente in rovina della mobilità romana testimoniato dai tanti, troppo frequenti “incidenti” quotidiani e dalla sofferenza di quanti, usando i mezzi di trasporto pubblico, restano in attesa alle fermate con una enorme perdita di tempo, specialmente in periferia. Eventualmente  in mezzo alla strada, essendo molte fermate occupate da auto in sosta, magari sotto gli occhi indifferenti di qualche occasionale vigile. Ovviamente gravissima era l’eredità lasciata dalle precedenti Amministrazioni, tuttavia il desiderio di cambiamento, di discontinuità come anche si disse, espresso con il voto alla Amministrazione 5 Stelle lasciava intendere che ci potessero essere  le forze necessarie per avviare il rinnovamento atteso. Ma a un anno e qualche mese dall’avvento dell’Amministrazione Raggi ben poco è cambiato ,al più  trattandosi di alcuni aspetti marginali e di promesse non ancora mantenute. Le celebrazioni del 1° anniversario di attività 5 Stelle sono apparse per quel che erano: enfasi retorica distante dalla realtà di ogni giorno.

di Paolo Gelsomini membro di C.A.L.M.A.  (Coordinamento Associazioni Lazio Mobilità Alternativa)

Il documento prodotto sulla mobilità a cura del gruppo di lavoro romano e regionale di “Articolo uno”  è in larga parte condivisibile e portatore di ulteriori riflessioni ed approfondimenti.
Appare però troppo timido l’approccio sul tema linee tranviarie e troppo ottimistico quello nei confronti delle linee metropolitane C e D.
Non si evince dal testo la necessità di realizzare una rete di tram collegata ad altri sistemi di TPL e della mobilità privata ivi compresa quella ciclabile.
D’altra parte le linee di tram recentemente presentate dall’Agenzia della Mobilità alla Commissione mobilità del Comune sembravano altrettanto isolate da un contesto sistemico ed intermodale della mobilità ed al di fuori di una pianificazione che per essere tale ha bisogno di tempi progressivi certi, di risorse individuabili ed attivabili e soprattutto di un sistema urbano di riferimento con la definizione di priorità, di linee principali e di linee dipendenti.
Sono progetti di linee tramviarie, alcuni definitivi ed altri semplici studi di fattibilità con annessi costi previsti, che debbono essere discussi ed esaminati in un confronto pubblico da aprirsi al più presto.  

Obiettivi strategici

  1. Promuovere l’allontanamento dell’automobile dalla rete del TPL su ferro secondo il modello finlandese TAXI + (TAXI plus,funzione pubblica terminale rete)
  2. Recuperare la rete ferroviaria di superficie esistente nell’Area di gravitazione Vasta Romana e delle “cento stazioni” abbandonate o dismesse
  3. Riattrezzare le stazioni come nodi di una “ragnatela” (network) rete di mobilità intermodale, a piedi, in bicicletta, in tram
  4. Realizzare la tramvia “Archeo Tram” proposta da Italo Insolera
  5. Ripristinare la rete tranviaria esistente nel 1930 all’interno del perimetro delle Mura Aureliane
  6. Attrezzare l’Area Vasta Romana con la realizzazione della tramvia di circonvallazione EUR-Saxa
  7. Raddoppiare le corsie preferenziali per gli autobus, intanto su gomma, in prospettiva su ferro
  8. Abbandonare tutti i progetti di ferrovie sotterranee (Grandi Opere), terminal Metro C San Giovanni o Colosseo
  9. Abbandonare autostrada Roma Latina, potenziando linee su ferro
  10. Promuovere la pedonalizzazione del Centro Storico, le isole ambientali e la ciclabilità

Transizione

  • Investimenti prioritari per la rete tramviaria, rinnovamento vetture, ampliamento depositi
  • Immediato ripristino tram 3 fino a Trastevere (con successivo prolungamento viale Marconi).
  • Protezione percorsi e semafori prioritari
  • Riapertura integrale e risanamento Ferrovia Roma-Giardinetti
  • Progettazione tram Termini-Giureconsulti e Ostiense- Lungotevere-Ponte Milvio
  • Raccordare rete attuale tram ferrovie concesse, metro e linee autobus

vignetta pubblicata su The Guardian il 22 dicembre 2015

 

Versi tratti da il poema sulla rivoluzione d'ottobre "i dodici" di Alexandr Blok

  Buio profondo.  
  Strada deserta.  
  Un vagabondo  
  nella tempesta.  
  Il vento fischia …  
     
  "Oh vagabondo!  
  Vien qua …  
  Abbracciamoci!"  
     
  Pane!  
  Chi va là?  
  Via di qua!  
     
  Cielo, cielo nero.  
     
  L'odio, l'odio fiero  
  bolle in cuore …  
  L'odio santo, l'odio nero …  
     
  Sta' in guardia,  
  compagno, sta' in guardia!  

L’inchiesta di Firenze sulla corruzione nel settore delle grandi opere pubbliche, che ha portato all’arresto tra gli altri di Ercole Incalza e alle dimissioni del Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, rendono a tutti evidente ciò che gli ecologisti e le forze impegnate sul terreno della legalità da tempo denunciano: troppo spesso in Italia la decisione di realizzare questa o quella grande infrastruttura risponde alla convenienza privata di pochissimi e non all’interesse generale.

Così, per vincere la sfida delle “opere utili” non sono bastate razionali analisi su costi e benefici, discussioni aperte e democratiche su cosa sia davvero necessario per realizzare trasporti e infrastrutture efficienti e per garantire investimenti pubblici oculati: non sono bastate perché la commistione fra politici irresponsabili, funzionari pubblici inamovibili e spesso conniventi con imprenditori senza scrupoli, troppo scarse garanzie sull’imparzialità delle procedure, hanno impedito processi decisionali trasparenti e scelte ponderate nell’interesse collettivo, e creato condizioni quanto mai favorevoli al dilagare della corruzione.