1. La riunione, con una buona partecipazione, ha dato inizio a QUALE ROMA ? Osservatorio sulle politiche urbane e regionali ,con l’intento di prendere posizione su quanto avviene, come detto nell’invito e nel documento preparatori dell’incontro stesso, rintracciabili sul sito di Calma in cui è istituita una sezione dedicata. Quale Roma? osservatorio aperto e plurale coopera con quanti - comitati, associazioni, persone, militanti, studiosi, altri osservatori , laboratori coordinamenti – lo volessero o lo vorranno curando che non si determini alcuna sovrapposizione bensì reciproche collaborazioni, utili per rafforzare le possibilità di cambiamento. Quale Roma ? nasce da un’iniziativa congiunta di Calma e PerRoma originata dalla necessità di prendere posizione sul disastro Atac e, più ampiamente, sull’attacco che viene condotto contro la città di Roma raccontata come paradigma della corruzione, degradazione e dell’inefficienza. Le quali evidentemente ci sono, ma bisogna anche ricordare che sono in gran parte il frutto del cattivo governo nazionale e locale e che nella città e nella regione sono ampiamente presenti azioni di resistenza e sollecitazioni al cambiamento dello stato di fatto. La frustrazione per non essere mai ascoltati non deve tradursi nella convinzione, irrobustita dal silenzio di media e politica, che non sia possibile alcuna soluzione di continuità.
  2. Nella prospettiva dell’indizione del Referendum sulla esternalizzazione della gestione del servizio di trasporto pubblico, voluto dai Radicali, sarà costituito una Comitato per il No alla domanda referendaria che rappresenta un punto di vista ideologico non sostenuto da quanto emerge dalle esperienze compiute in altre città italiane ed europee. Il mantenimento della programmazione del servizio e della sua gestione in mano pubblica implica la ricerca delle alternative all’attuale situazione. Esistono già e potranno essere costituiti altri Comitati per il No, con i quali dovrà realizzarsi un Coordinamento unitario, sulla falsariga di quanto avvenuto per il Referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. La nostra specifica azione si concentrerà sui contenuti riassumibili nell’analisi e documentazione dei seguenti punti:
    1. il diritto della Unione europea non impone agli Stati membri di privatizzare i servizi pubblici locali, come vuol far credere l’interpretazione dominante che fa riferimento esclusivamente al mercato e alla concorrenza; l’analisi economica e sociale delle privatizzazioni di servizi pubblici effettuate smentisce la vulgata corrente mettendo in luce gravi conseguenze con la consegna di una attività fondamentale per i diritti di libertà e uguaglianza ad un valorizzazione che produce profitto al riparo da ogni rischio;
    2. le esperienze positive di altre città europee i cui servizi pubblici, oltre ad essere una smentita del presunto obbligo comunitario di esternalizzazione, rappresentano una utile pietra di paragone su come potrebbero essere programmate la mobilità e la logistica di area vasta;
    3. l’ esame degli specifici motivi del disastro Atac con la formazione di un abnorme deficit, derivanti dalla gestione interna dell’azienda, dagli opachi rapporti con il debito comunale, dall’assenza di politiche comunali e regionali adeguate. La pesantezza della situazione non è dovuta solo alla corruzione ma in buona misura al sistema dell’espansione a macchia d’olio della città con il privilegio concesso alla rendita, fino al riconoscimento pieno e inderogabile dei diritti di compensazione e alla pratica delle speculative deroghe urbanistiche, e alla mobilità privata e su gomma. La destinazione dei finanziamenti attesta le scelte che hanno concorso allo sfacelo del servizio pubblico;
    4. il radicale ripensamento e il disegno di un servizio pubblico di utilità per la generalità differenziata degli abitanti, propriamente universale, tenendo conto della gravità dell’inquinamento atmosferico e delle conseguenze sulla salute umana e dell’ecosistema, sulla qualità del paesaggio e della vita quotidiana. Le esperienze di “azienda speciale, ente strumentale delle istituzioni” ai sensi dell’art. 114 del TUEL sono certamente un importante caso di studio e approfondimento; resta obbligatorio tracciare un tipo di organizzazione in cui una parte rilevante l’abbiano gli utenti e i lavoratori dell’un genere e dell’altro. Così come la definizione delle priorità e la verifica dello stato di fatto deve avere come referenti i Comuni e i Municipi in trasparente ascolto delle popolazioni con la messa a punto annuale di una apposita Conferenza regionale.
  3. E’ stato ribadito unanimemente il salto culturale che bisogna compiere per diffondere la consapevolezza che la mobilità e la logistica sono valutabili solo in un contesto che ne comprenda le connessioni con le politiche urbanistiche, turistiche, economiche, sociali … insomma che ne consideri le interdipendenze e l’ambito sistemico in cui si iscrivono. Diventa importante cercare di superare il modo occasionale o per singoli interventi in uso che impedisce ai medesimi, qualora siano buoni il che non sempre accade, di dispiegare le proprie potenzialità non riuscendo ad essere parte, o inizio, di una rete intermodale. Compito immediato è porre in discussione i cosiddetti “punti fermi” della programmazione comunale (di quelli regionali non c’è neppure traccia) che si rifanno o a singoli interventi o a programmazioni del passato che debbono essere aggiornate ,ripensate o anche diversamente riprogettate. I seguenti impegni possono contribuire a rafforzare la nostra azione:
    1. far pervenire proposte o idee (molte sono già state espresse al Comune nell’ambito delle richieste di partecipazione alla redazione del PUMS o due anni fa in occasione delle Conferenze urbanistiche di Municipio) per renderle coerenti nell’intelaiatura già presente sul sito di Calma (per intenderci la rete su tram urbana e la ragnatela delle 100 stazioni regionali) che allo stato resta il sistema delineato con aderenza alla trasformazione sistemica ipotizzata; l’apporto di ulteriori idee non può che migliorare e rendere più credibile la nostra azione;
    2. occorre ampliare i contributi di idee e i dettagli analitici in modo che le riunioni siano sempre meno ripetitive e di maggiore efficacia, rivolgendoci a quegli enti, Università, di ricerca, sindacali, professionali e a quelle persone che possono mostrarci punti di vista ulteriori e, al limite differenti. Pur sempre nel solco della nostra ricerca, onde evitare un sincretismo che ci porterebbe all’inconcludenza;
    3. porre tra le priorità quella della comunicazione sia utilizzando i nostri siti e i video, sia stabilendo relazioni con i media, soprattutto locali e on line; un compito arduo ma forse non impossibile.
  4. Sarà opportuna una prossima riunione eminentemente operativa per organizzarci al meglio secondo quanto qui proposto e per definire l’Appello per la costituzione del Comitato per il NO al Referendum radicale. Nel frattempo suggerimenti, proposte ecc. e le offerte di disponibilità ad impegnarsi in uno o più dei temi sopraindicati possono essere indirizzate alla mia mail.