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Decide Roma - Tavola rotonda, sabato 4 novembre ore 11.00 Nuovo Cinema Palazzo - Piazza dei Sanniti Roma

Il sistema dei servizi pubblici locali della città di Roma è al centro di un importante processo di trasformazione, come conseguenza di alcuni interventi della giunta Raggi. Stiamo parlando di una parte consistente del welfare locale finanziato attraverso le casse comunali, che oltre ad assicurare alcuni servizi fondamentali, dai trasporti agli asili nido, dalla cultura alla gestione urbana, costituisce una fonte di impiego per molte lavoratrici e lavoratori che oggi sentono maggiormente a rischio il loro lavoro.


Va subito precisato che le motivazioni che spingono questa amministrazione ad intervenire in questo campo sono le stesse a cui hanno fatto riferimento le precedenti giunte di centro sinistra e la destra di Alemanno. La retorica adottata è sempre la stessa: il piano di rientro dal debito obbligherebbe il Comune a razionalizzare la spesa, con l’ipotesi di svendere o liberalizzare almeno parte dei servizi.

Si, lo ribadiamo, si tratta di una retorica ampiamente abusata, perché come abbiamo più volte affermato come Decide Roma, dietro questa narrazione del debito si nasconde la volontà di affrontare in termini diversi la gestione della finanza locale, per esempio passando attraverso la costituzione di un Audit pubblico sul debito, come chiediamo anche a questa giunta da quando si è insediata.


Due sono gli interventi di questa maggioranza che meritano attenzione. Il primo riguarda la recente delibera di giunta, con la quale l’Assessore Colomban rende nota la sua ipotesi di razionalizzazione e vendita di alcune società di servizi locali. Il secondo intervento, su cui intendiamo concentrare maggiormente la nostra attenzione, riguarda il futuro della società di trasporti locali Atac spa. Al centro della discussione nei mesi estivi, a causa della oramai strutturale crisi finanziaria, l’Atac spa è stata oggetto di diverse attenzioni: dapprima la proposta di referendum da parte del Partito Radicale espressosi a favore della sua liberalizzazione, poi l’avvio della procedura di concordato preventivo promossa dall’amministrazione pentastellata. Pensiamo che la soluzione adottata sia altamente rischiosa, non solo perché non assicura il mantenimento dei servizi in costanza del procedimento giudiziario, ma perché in fin dei conti, non esclude né l’esito della liberalizzazione né tanto meno la sicurezza dei posti di lavoro e allo stesso tempo potrebbe potenzialmente generare ulteriori contrazioni alle entrate per le casse comunali.


La nostra idea è che Atac spa debba essere pubblica, ma questo non significa che non vada ripensata alla radice la sua gestione. Assicurare la pubblicità dell’azienda non significa mantenere lo staus quo, significa piuttosto garantire il buon funzionamento del servizio, perché non c’è “diritto alla città” senza il diritto dei cittadini a muoversi agevolmente sul proprio territorio. Significa, inoltre, tutelare i diritti delle lavoratrici e dei lavorati della società e significa anche immaginare un modello di gestione più trasparente ed aperto alla partecipazione democratica degli utenti e dei lavoratori.


Sarebbe questo il modo di dare seguito ai referendum del 2011 quando oltre un milione e mezzo di romani ha votato non solo per l'acqua pubblica, ma contro la privatizzazione dei servizi.


E’ su questi temi che vorremmo concentrarci nell'iniziativa di sabato 4 novembre, cui invitiamo tutti i cittadini, i lavoratori e gli utenti, i comitati, le reti e i sindacati attivi sul tema.

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