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Gentile Garante Beppe Grillo,
ci rivolgiamo a Lei, a nome di Comitati, Gruppi di cittadinanza attiva e singole persone, di cui alcune hanno votato per il M5S, altre lo hanno guardato con favore perché poteva rappresentare  quel desiderio  di discontinuità che era maturato nella società romana.  Era questo, peraltro, l’impegno annunciato. Da qui il successo elettorale e quindi l’onere di attuare l’inversione  necessaria nei metodi e negli atti di governo della città: l’apertura del Campidoglio alla partecipazione degli abitanti e la riformulazione delle politiche ancorate alla valorizzazione della rendita e agli egoismi privati.

Riconosciamo che l’impresa è molto difficile, impervio il sentiero per trarre Roma dal pesante degrado ereditato dal Movimento dopo anni e anni di malgoverno  delle passate Amministrazioni. Tuttavia la grande forza derivante dal voto dei cittadini unita alla vostra dichiarata volontà di muovervi insieme ad essi, ascoltandone la voce e traendo insegnamento dalle loro  esperienze rappresentava e rappresenta il miglior cardine sul quale avviare il cambiamento.
Lei è a Roma, in questi giorni,  per comporre una soluzione sul problema impropriamente nominato come “Stadio della Roma”. Tutti sappiamo che, al contrario, lo stadio  riguarda una parte minima del progetto in discussione, essendo per più dell’80% dedicato a  uffici, negozi, attività commerciali (per quasi un milione di metri cubi),  a c.d. compensazione dei costi di urbanizzazione dell’area. La favola corrente sul finanziamento ad esclusivo carico dei privati è contraddetta proprio dalla deroga al Piano Regolatore Generale di Roma, che prevede qui meno di un terzo di tali cubature e per verde sportivo attrezzato con edifici non più alti di 10 metri. La quale ha l’unico scopo di consentire quell’equilibrio finanziario, cioè il profitto dei privati, che altrimenti mancherebbe e che, dunque, si realizza a carico e danno degli equilibri urbanistici resi vincolanti da un PRG varato appena ieri, nel 2008. Lo stadio è dunque un pretesto pubblicitario e mediatico, usato per nascondere quella che  rappresenterà la maggiore speculazione edilizia della Capitale dal 1870.
Il nodo rappresentato dallo “Stadio”  ha messo in  luce la seria incertezza del governo capitolino di fronte alle pressioni dei costruttori e l’incapacità di una comunicazione limpida con la città eliminando pretesti e bugie. Lo Stadio si può fare, ma non in un luogo, come a Tor di Valle, vincolato dal PRG ad altro, con rischi idraulici elevati, con difficilissimi problemi di mobilità, in una sorta di deserto urbano, con due pareri negativi dell’Assessorato all’Urbanistica di Roma e della Città metropolitana e ora con l’avvio del procedimento per il riconoscimento dell’interesse culturale del vecchio Ippodromo. E’ un momento cruciale per Roma, in cui si misura la solidità del valore dell’onestà predicato dal Movimento 5 Stelle; non tanto dei singoli attivisti e tra di loro, quanto rivolto alla città, ai suoi abitanti, alla qualità del vivervi. E’ il momento nel quale vi si chiede di non temporeggiare, riparandovi  dietro i tempi dei procedimenti amministrativi, e di non imboccare la strada del trasformismo in base alla quale chi governa rimodella i suoi impegni  sottostando a condizioni che prima voleva modificare. Ma, invece, vi si chiede di scegliere a favore della città, del suo desiderio di liberazione dai vincoli e dai poteri che l’hanno fin qui dominata e stravolta. A voi  la scelta.
Le rivolgiamo i nostri più cardiali saluti, con l’augurio Ella possa fare la scelta migliore per Roma.


Alberto Benzoni, già Vicesindaco della Giunta Petroselli
Oreste Rutigliano, esponente di Italia Nostra Roma
Vittorio Sartogo, coordinamento associazioni Lazio mobilità alternativa

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