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Roma 17 gennaio 2017

Con grande sbigottimento e allarme constatiamo che in differenti circostanze e su temi diversi vi è una inquietante mancanza di informazioni e di comunicazioni adeguate da parte dell'Amministrazione Raggi. Si tratta di aspetti molto importanti, come ad esempio la situazione e il destino della metro C e della speculazione immobiliare connessa allo Stadio di Tor di Valle, che pur richiedendo scelte da parte dell'Amministrazione comunale, riguardano evidentemente la Città tutta, la vita di chi la abita e di chi ne fruisce. Le informazioni sono quasi esclusivamente quelle che i media rilanciano. Circostanza che suscita sconcerto, alimenta supposizioni, determina confusione e incertezza. Fino al punto di generare un fondato timore sulla capacità e la stessa volontà dell'Amministrazione di porre mano al degrado di Roma. Eppure i temi della comunicazione, della corretta informazione e del coinvolgimento degli abitanti nei processi partecipativi erano stati impegni centrali nella richiesta dei voti.

Prima di cedere alla sconforto, constatando che la nuova Amministrazione si muove nei fatti nel solco della cattiva amministrazione degli anni passati, chiediamo che si riprendano e onorino quelle promesse, rendendo davvero trasparente, perché spiegata e chiarita, ogni operazione e azione, soprattutto quelle che riguardano la città nella sua interezza. A cominciare, intanto, dalla metro C e dalla speculazione denominata surrettiziamente Stadio della Roma.

Surrettiziamente perché la Roma ne sarà semmai affittuaria, essendo servito l'accordo per l'affitto a presentare la speculazione sotto la  più accettabile veste della realizzazione di un impianto sportivo per la città. In realtà lo Stadio costituisce meno di un terzo della spesa prevista e meno di un quinto degli immobili programmati nell'operazione definita Business Park. Nomen omen azzeccatissimo.

Peraltro la Delibera della Giunta Marino istitutiva dell'interesse pubblico alla realizzazione del progetto, poi approvata dal Consiglio comunale con l'opposizione del M5S, prevedeva dei vincoli che non sono stati tutti osservati e che dovrebbero già costituire fondamento della revoca, come previsto dalla Delibera del 2014. Sembra però che non se ne tenga conto tanto che senza alcuna remora Regione e Comune hanno aperto la Conferenzadei servizi decisoria senza molti documenti richiesti dagli enti pubblici ai proponenti o con documenti "non esaustivi". In parte restati tuttora tali. A cominciare dal gravissimo rischio di esondazioni testimoniato dai documento dell'Autorità di Bacino e dalla nebulosità che avvolge le necessarie indagini archeologiche preventive. Per quel che riguarda specificamente la mobilità, le "criticità" per usare l'eufemismo in voga con i tempi della sostituzione delle narrazioni alla realtà, sono effettivamente enormi: dalla priorità assegnata alla diramazione della linea B verso Tor di Valle, un errore gravissimo proposto da chi sa  quali tecnici, giustamente sottolineato da Atac e Agenzia della mobilità di Roma, alla situazione della ferrovia concessa Roma Ostia Lido su cui il previsto finanziamento di ammodernamento prescinde dall'esistenza del Business Park, all'insufficienza dei parcheggi, all'errore di calcolo sui flussi stradali già oggi insostenibili nelle ore di punta (i comitati pendolari testimoniano che l'attuale intollerabile flusso dei veicoli sulle vie del Mare e Ostiense sarà raddoppiato da quello indotto dal Business Park).

Disinvoltamente si parla sui giornali di accordi per la riduzione di alcune cubature e tuttora mancano agli atti della Conferenza dei Servizi i documenti di VAS, di VIA e soprattutto la Variante al PRG e la Convenzione urbanistica che ne possano permettere la chiusura. Variante e Convenzione dovrebbero essere sottoposte al confronto pubblico e votate dal Consiglio comunale entro il 1° febbraio prossimo. C'è il rischio che la Conferenza non si esprima e sia messa i in stand-by o che si tramutino in "prescrizioni" le modifiche del progetto iniziale in linea con accordi"politici" successivi e che la Variante urbanistica e la Convenzione siano un ulteriore pasticcio. Temiamo, data l'assenza di informazione e pubblico confronto e per la forza degli interessi speculativi, possibili spregiudicatezze. Spetta alla Giunta Raggi fugare queste nostre paure, proponendo al Consiglio Comunale la Delibera di revoca dell'interesse pubblico riconosciuto nel 2014.

Sul futuro della metro C si affastellano posizioni differenti: dalla sensata riprogettazione da San Giovanni escludendo di raggiungere il Colosseo e i Fori, alla prosecuzione invece fino al Colosseo ammettendo di poter attraversare poi il Centro. Ipotesi, quest'ultima, del tutto astratta, mancando analisi di fattibilità, dati trasportistici, insomma progetti e finanziamenti. Di nuovo segnaliamo la sottovalutazione grave della distruzione del paesaggio in atto, ancor più devastante se si insistesse con la realizzazione della stazione al Colosseo e l'attraversamento dei Fori Imperiali. Sfortunatamente i cantieri hanno da tempo alterato, si teme irrimediabilmente, un'area di importanza mondiale, derubricandola ad un semplice luogo di lavorazione edilizia. Del progetto Fori si sono perse le tracce. Sembra accantonata l'idea della ricomposizione dei Fori imperiali. Quel che però é deprecabile é che sembra svanita l'idea di fare di quell'area un luogo realmente centrale.
Insomma, unico.

Non ripetiamo qui la nostra convinzione che il primitivo progetto della linea C abbia perso sostanzialmente tutti gli obiettivi strategici previsti; ci limitiamo a ricordare che non è ancora decollato il nodo strategico del Pigneto, che sono stati aboliti collegamenti e diramazioni della zona sud della città, essenziali per un sistema efficace della mobilità, che il nodo di San Giovanni, con l'incontro strategico con la linea A, è ancora da completare e vi sono notevoli difficoltà. Che, peraltro, non sono neppure sostanzialmente iniziati i lavori di costruzione delle gallerie nel tratto San Giovanni Colosseo,con la conseguenza che le azioni finora svolte possono risultare utili anche nel caso della riprogettazione da San Giovanni verso Ostiense. Così come risulteranno insufficienti le somme previste (i 792 milioni di euro della T3) a fronte della deviazione imposta dal ritrovamento della caserma di viale Ipponio, del tronchetto di inversione che dal Colosseo dovrà spingersi fino a largo Ricci, della maggiore profondità delle gallerie per evitare ulteriori danni al Colosseo.

Si tratta di valutare l'opportunità di concludere bene il tratto fino a San Giovanni, e riprogettare soluzioni alternative ancora possibili che  la portino verso la direzione Circo Massimo-Ostiense-Lungotevere-Flaminio attivando una connessione intermodale che si serva di tram su sede propria con una capacità in grado di sostenere il flusso dei passeggeri dopo gli scambi con la A a San Giovanni, con la B ad Ostiense o al Circo Massimo, con la Roma-Lido e con la linea RFI ad Ostiense.

Nella città e nell'area vasta regionale esistono le competenze e le esperienze per trovare soluzioni efficaci. Perciò sollecitiamo ancora  una volta l'apertura di un confronto pubblico con le culture e i soggetti attivi nella città: abitanti, associazioni, esperti, università.
L'interdipendenza che lega mobilità, urbanistica, tutela del paesaggio, può essere considerata il punto da cui partire per ribadire la centralità di un intervento pubblico partecipato per una vita di qualità di abitanti e turisti. L'informazione preventiva e la fiducia nella partecipazione dei cittadini diventino finalmente pratiche correnti e non restino scritte inutili nei programmi elettorali.

COORDINAMENTO ASSOCIAZIONI LAZIO MOBILITA' ALTERNATIVA

Commenti   

0 #1 necesitará 2017-04-25 19:40
Travel to the ABC Tree, over Alphabet River, and thru Letter Cave to assist find all the
missing letters in their book.
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