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 Roma 7 novembre 2016

di Angelo Zola

A quanti, in città, sopportano quotidianamente l’inquinamento, il caos della circolazione, i forti disagi provocati dall’uso massiccio e preponderante dell’auto personale e dalle carenze del servizio pubblico, E.Stefàno (presidente della commissione trasporti del Comune) ha dato, nell’intervista rilasciata a “la Repubblica” il due novembre 2016, risposte deludenti, molto deludenti. Stefàno ha affrontato le emergenze e le prospettive della mobilità cittadina in un modo talmente generico e propagandistico da rendere di scarso significato anche l’assicurazione importante di non voler cedere l’Atac ai privati, almeno fino al 2019 quando verrà emesso un apposito bando sul servizio di trasporto urbano. In effetti, nell’intervista, mancano del tutto le indicazioni dei tempi e delle quantificazioni delle opere come, ad esempio, le promesse corsie preferenziali per le quali non si dice se si tratterà di decine o centinaia di nuovi chilometri, non si indicano date per gli eventuali inizi dei lavori e si tace sulla loro localizzazione.

Poi, quando Stefàno vuole essere più preciso, si apprende che in uno o due anni (sic!) il trenino Roma-Giardinetti verrà trasformato in una metro fino a Tor Vergata, il tram 8 arriverà a Termini, il 19 o il 3 alla stazione Tiburtina e si farà una tramvia sulla via Togliatti. Ma prescindendo dalla scarsa incidenza delle opere per una modifica sostanziale della mobilità romana, ciò che lascia interdetti è il fatto che l’intervistato non abbia trovato modo o non abbia voluto profferire una parola sul vigente piano generale del traffico e sulla necessità di modificarlo in modo sostanziale per spostare dall’utilizzo del mezzo privato a quello collettivo centinaia di migliaia di passeggeri restituendo alla città un traffico con minori intasamenti, minori tempi di spostamento e minori incidenti stradali. Il che significa lavorare da subito per la realizzazione di una rete su ferro in superficie, una maglia interconnessa in centro e in periferia come sostiene C.A.L.M.A. che indica puntualmente le opere da costruirsi in tempi brevi e quelle realizzabili in tempi medio-lunghi, adeguatamente finanziate. Riguardo ai fondi comunque occorrenti a sostegno della mobilità, Stefàno accenna al credito (550 milioni di euro) che il Comune vanta nei confronti della Regione che colpevolmente non paga e assai probabilmente non pagherà mai. Se così stanno le cose sicuramente diventa obbligatorio diminuire il numero degli abusivi sui mezzi pubblici, rivedere il sistema di bigliettazione, utilizzare al meglio il personale aziendale, ma soprattutto occorrerà che il Comune decida come spendere quanto ha a disposizione attraverso scelte non dissipative come il prolungamento della metro C dopo la stazione di San Giovanni eventualmente sostituibile da una linea tramviaria a sufficiente portata con un costo di costruzione dieci volte più basso. Oltre a farsi intervistare, dunque, Stefàno può interessarsi a organizzare quel confronto, non episodico e più volte promesso, con i cittadini, che fino ad oggi è sostanzialmente mancato. Le questioni su cui dibattere non sono poche e di poco conto.

 

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